MEDIAPOP
1979. Fundraiser. Grafico a tempo perso. Due figli. Una compagna. Roma. La pioggia di Dublino. E la voglia di andare lontano. Scrivo cose, vedo gente offline, leggo troppo, ascolto tanto.
ze-violet:


Caso Schwazer, ma il Coni dov’era? 
C’è una scomoda verità, sulla quale Petrucci ha naturalmente e comprensibilmente sorvolato: senza l’intervento dell’antidoping mondiale, l’Italia avrebbe fatto gareggiare a Londra un dopato. Non uno qualsiasi: la sua stella. Noi avremmo tifato per lui, lui forse avrebbe vinto una medaglia che avrebbe emozionato tutti. Una medaglia all’epo. L’omesso controllo del nostro antidoping su Schwazer è stato compensato solo dall’operazione chirurgica della Wada, che evidentemente lo aveva messo nel mirino, raccogliendo sospetti (se non soffiate) che circolavano nell’ambiente. Mentre noi dormivamo, loro agivano. Quindi Petrucci, più che esalatare l’inesistente efficienza del Coni, avrebbe dovuto dire: grazie a chi ha evitato all’Italia di fare una figura ancora peggiore.Quanto  infine al tempo di reazione da record, alle “appena due ore” trascorse dalla comunicazione della positività all’espulsione dell’atleta, ci scusi ancora Petrucci, ma fa quasi sorridere. Due ore sembrano perfino troppe: cos’altro poteva fare, il Coni? Tenere segreto tutto aspettando che fosse la Wada a rendere pubblico il disastro? Meglio giocare d’anticipo, molto meglio. Va benissimo: basta però non provare poi a stravincere. E rispondere invece a quella domanda: perché non ve ne siete acccorti voi?
Aligi Pontani

nella PhotoBurlesque Petrucci e Giovannino Malagò
sipario

ze-violet:

Caso Schwazer, ma il Coni dov’era? 

C’è una scomoda verità, sulla quale Petrucci ha naturalmente e comprensibilmente sorvolato: senza l’intervento dell’antidoping mondiale, l’Italia avrebbe fatto gareggiare a Londra un dopato. Non uno qualsiasi: la sua stella. Noi avremmo tifato per lui, lui forse avrebbe vinto una medaglia che avrebbe emozionato tutti. Una medaglia all’epo. L’omesso controllo del nostro antidoping su Schwazer è stato compensato solo dall’operazione chirurgica della Wada, che evidentemente lo aveva messo nel mirino, raccogliendo sospetti (se non soffiate) che circolavano nell’ambiente. Mentre noi dormivamo, loro agivano. Quindi Petrucci, più che esalatare l’inesistente efficienza del Coni, avrebbe dovuto dire: grazie a chi ha evitato all’Italia di fare una figura ancora peggiore.

Quanto  infine al tempo di reazione da record, alle “appena due ore” trascorse dalla comunicazione della positività all’espulsione dell’atleta, ci scusi ancora Petrucci, ma fa quasi sorridere. Due ore sembrano perfino troppe: cos’altro poteva fare, il Coni? Tenere segreto tutto aspettando che fosse la Wada a rendere pubblico il disastro? Meglio giocare d’anticipo, molto meglio. Va benissimo: basta però non provare poi a stravincere. E rispondere invece a quella domanda: perché non ve ne siete acccorti voi?

Aligi Pontani

nella PhotoBurlesque Petrucci e Giovannino Malagò

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  1. mediapop ha rebloggato questo post da curiositasmundi
  2. curiositasmundi ha rebloggato questo post da ze-violet
  3. ilfascinodelvago ha detto: Atleti professionisti seguiti da staff medici imponenti. È impossibile che lo staff non fosse al corrente. Perfettamente d’accordo.
  4. postato da ze-violet